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Published on: VG

Aprile 1508

Leonardo Da Vinci torna di nuovo a Milano. Non tornerà più a Firenze. Milano gli piace di più: non ha l’odiato Michelangelo, non ci sono i suoi fratelli a denunciarlo in tribunale, c’è una struttura verticale di potere, dove lui è in contatto direttamente col vertice, invece della caotica repubblica fiorentina. A Milano, poco dopo il suo arrivo nella città, nell’ospedale Santa Maria Nuova, conosce un uomo anziano, che dice di avere cento anni. Poche ore dopo l’uomo muore e Leonardo ottiene il permesso di sezionarne il corpo. Questo lancia il suo secondo ciclo di stui anatomici sull’uomo che lo porterà dal 1508 al 1513. Leonardo sarà così il primo a descrivere in dettaglio l’arteriosclerosi, fra i primi a riconoscere il cuore (e non il fegato) come centro del sistema di circolazione sanguigna, il primo a riconoscere il cuore come un semplice muscolo e non composto di tessuti speciali, corregge Galeno nel fatto che il cuore ha 4 ventricoli e non 2, scopre che i due ventricoli sopra si aprono in tempi diversi rispetto ai due sotto, e, sua maggiore incredibile scoperta, capisce come si chiudono le valvole aortiche: tramite i vortici del sangue che entra nel cuore. Quest’ultima scoperta la fa creando un calco in gesso di un cuore e un modello in vetro sul calco, poi gli fa scorrere acqua in pressione e la rimpie di semini d’erba per tracciarne il movimento. Serviranno altri 450 anni per capire che Leonardo aveva ragione. Negli anni ’60 del XX secolo, un team di ricercatori guidati da Brian Bellhouse di Oxford usa radiografie per (ri)-scoprire i vortici che chiudono le valvole aortiche. Nel 2014, un altro team di Oxford usa la risonanza magnetica vedere le valcole aortiche in tempo reale. Di tutte le scoperte di Leonardo, questa forse è la più straordinaria. Ma Leonardo non pubblicherà mai niente. Alla sua morte lascerà a Francesco Melzi solo una pila di fogli scritti e disegnati. L’anatomia moderna, ignara di Leonardo nascerà solo 25 anni dopo la morte del maestro, con Andreas Vesalius. Le scoperte di Leonardo, negli anni e secoli a venire, dovranno essere riscoperte.