Milano. I rivoltosi tentano l’assalto al Palazzo del Genio. Il piano di Anfossi, pistola sul fianco destro e sciabola sul sinistro, e’ semplice: abbattere il portone con un cannoncino, e lanciare dentro un manipoli di volenterosi all’arma bianca. Ma il portone resiste. Al terzo tentativo, Anfossi e’ colpito in piena fronte da un proiettile. Il comando passa a Manara. ma la situazione e’ di empasse. Finche un giovane sconosciuto, Pasquale Sottocorno, sbilenco su una stampella, perche’ storpio, si fa avanti: “ci penso io!”. L’elegante, raffinato, colto Manara di fronte all’ultimo degli ultimi. Sottocorno si fa avanti rasente le mura, bersaglio continuo dei cecchini, arriva al portone e lo cosparge di acqua ragia, e vi butta un fiammifero acceso. Ma non basta. Si trascina indietro, afferra due fascine, le riporta verso portone, viene colpito, si accascia, ma poi si rialza, e lasciando una scia di sangue arriva al portone, che stavolta con le fascine secche brucia e crepita. Dopo poco i 160 ufficiali si consegnano fra le acclamazioni del popolo. E’ la piu’ grande vittoria dell’insurrezione.



