Mauthausen, Austria. Mauthausen viene catalogato da Himmler come “campo di III livello” (ossia di massimo rigore), cioè di annientamento dei prigionieri, mediante lavoro o meno. Alla fine dell’anno il sistema di campi conta quasi 16.000 prigionieri; circa 8.500 sono concentrati a Gusen. Verso la fine del 1941, la configurazione del campo è quella in parte riconoscibile oggi. Si possono individuare tre aree: 1) il campo principale, posto in cima a una collina, recintato sul lato meridionale da un grande muro di granito, alto quattro metri, con torri e ingressi, con aggiunta di filo spinato e reticolato elettrificato; a settentrione la recinzione era incompleta e prevaleva il reticolato. In quest’area erano collocate le baracche dei prigionieri, il piazzale dell’appello, i locali di doccia e disinfezione, le cucine, e, a partire dal 1941, il Bunker: un complesso in buona parte sotterraneo con celle, locali per sperimentazioni mediche ed esecuzioni, crematorio e camera a gas (v. più avanti); 2) la cava di granito, profonda 100 metri e lunga un chilometro, cui si accedeva scendendo una lunga scalinata, dai gradini sconnessi e irregolari. Vi lavoravano da 1.000 a 3.000 prigionieri, compresi quelli assegnati al “distaccamento di punizione” (Strafkommando), costretti a portare sulle spalle massi di 50 e più chili; molti prigionieri vennero fatti precipitare lungo la scala o dalle pareti della cava; 3) il “campo ospedale” (Krankenlager), un’area rettangolare, racchiudente una decina di baracche, con cucina e servizi, che si trovava al di sotto del campo principale, a fianco della strada di accesso. Circondata da reticolati elettrificati, venne denominata “Campo russo” (dagli italiani “Camporosso”), perché all’origine destinata ai prigionieri di guerra sovietici; ma dal 1943 venne usata per i malati e gli invalidi e diventò una struttura a sé, mentre i prigionieri sovietici vennero rinchiusi nelle baracche 16-19 del campo principale (di quarantena) o nella baracca 20, ulteriormente isolata con filo spinato, i cui 500 prigionieri, nel febbraio 1945, effettuarono una fuga in massa in cui solo tre persone si salvarono.



