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inizio 1944

Los Alamos. Progetto Manhattan. Niels Bohr e suo figlio Aage, ricevono l’incarico di progettare dell’iniziatore della reazione a catena. La soluzione che verrà presto trovata verrà denominata “urchin” (riccio), ovvero una versione sferica delle sorgenti di neutroni che Fermi aveva usato a Roma. L’innesco si sarebbe trovato all’interno di una sfera di Plutonio e si sarebbe innescato sotto l’enorme pressione dell’implosione di TNT, liberando fra 10 e 100 neutroni prima di essere distrutta. Questi neutroni sarebbero bastati per avviare la fissione esplosiva in tutta la sfera di Plutonio. Il Urchin era una sfera cava di berillio, di appena due centimetri di diametro. Il lato interno della sfera era lavorato con scanalature rivolte verso l’interno. Al centro di queste scanalature c’era un’altra sfera di berillio, centrata da perni incastonati nel guscio esterno. Sia le scanalature interne del guscio esterno che la superficie esterna della sfera interna erano rivestite di nichel e oro. Sul nichel della sfera interna c’era una sottile pellicola di polonio virulentemente radioattivo. Il polonio emette particelle alfa; nello stato non esploso del “Urchin”, questi verrebbero assorbiti senza alcun danno dall’oro e dal nichel. Ma quando la bomba implodeva attorno ad esso, il berillio e il polonio si mescolavano violentemente, producendo una reazione ben nota (berillio + una particella alfa = carbonio + neutrone) che produceva i neutroni necessari.