Leonardo Da Vinci termina “L’ultima cena”. Si tratta di un’opera che combina in modo ingegnoso prospettiva naturale e artificiale, comunica una ensazione di moto che comunica emozioni e pensieri dei personaggi ritratti. Cattura un momento di dramma, una performance teatrale. Il duca di Milano, Ludovico Sforza, lo risarcisce con una vigna nei pressi della chiesa, che Leonardo terrà per il resto della sua vita. Ma la tecnica olio e tempera e i pigmenti utilizzati, inventati e sperimentati in loco dallo stesso Leonardo, non si rivelano resilienti: solo 20 anni dopo, il dipinto inizia a deteriorarsi in modo evidente. Quando Vasari, biografo di Leonardo, lo vede nel 1550, il dipinto è già in rovina. Nel 1652 sarà così fioco che i frati decideranno di aprirci una porta attraverso la parte centrale e bassa del dipinto. Seguiranno ben 6 tentativi di restaurare il lavoro di Leonardo, molti dei quali peggioreranno solo la situazione. L’ultimo tentativo è stato nel 1978 ed è terminato nel 1998, con tecniche di spettrografia a infrarossi e microscopici campioni del dipinto per tentare di scoprire i pigmenti originali sotto ai tentativi di restaurazione. La concezione del dipinto è stata innovativa ed eccezionale ma l’esecuzione scarsa.



