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Estate 1814

L’inglese Thomas Young fa un gigantesco passo avanti nell’interpretazione della stele di Rosetta ed in particolare nella comprensione del suono e della pronuncia della lingua degli antichi Egizi. Il punto chiave sono i cartouche, ovvero piccoli gruppi di geroglifici circondati da una linea continua, una specie di sottile cornice. Scopre che queste parole erano incorniciate perche’ rappresentavano nomi di personaggi importanti, come Ptolemaios (Tolomeo), o Berenika (Berenice), o Cleopatra. Siccome il suono di questi nomi doveva essere circa uguale nelle differenti lingue, arriva a comprendere la fonetica di diversi geroglifici. Poi nel 1822, il francese Jean-Francois Champollion, applichera’ questa metodologia ad altri cartouches, e con alcuni assunzioni (ad esempio gli scribi tendevano spesso ad omettere le vocali pensando che un lettore le avrebbe comunque immaginate, come per Alksentrs che rappresenta Alexander), Champollion arriva a decifrare la Stele di Rosetta. Irrompe nell’ufficio del fratello ed esclama: “Je tiens l’affaire!”.