Il giorno di San Valentino del 1945, il presidente Franklin D. Roosevelt incontra il re saudita Abdul Aziz Ibn Saud su un incrociatore americano, la USS Quincy, nel Canale di Suez. E’ l’alba di quella che oggi è la più lunga relazione degli Stati Uniti con uno stato arabo. FDR e Ibn Saud, non avrebbero potuto essere più diversi. FDR era al suo quarto mandato come presidente eletto del paese più potente del mondo e alla vigilia della vittoria della Seconda Guerra Mondiale. Aveva viaggiato per il mondo e tornava dal vertice di Yalta con Winston Churchill e Josef Stalin. Era gravemente malato e gli restavano solo poche settimane di vita. La sua pressione sanguigna era di 260 su 150. Ma era convinto che l’Arabia Saudita sarebbe stata cruciale per l’America nel dopoguerra, grazie al suo petrolio. Ibn Saud non era mai stato in mare prima, o al di fuori della penisola araba, tranne che per un breve viaggio a Bassora, in Iraq. Era un guerriero che aveva creato il moderno regno saudita attraverso infinite battaglie. Aveva poca esperienza nella diplomazia internazionale. Era un monarca assoluto sostenuto dal fanatico clero wahhabita. Ma nel 1943 aveva mandato due dei suoi figli, Faisal e Khaled, in America per incontrare Roosevelt, fare un giro per il paese e riferire a casa che l’America era il paese più forte e avanzato del mondo. La sostanza di questo incontro sul Quincy era dominata da un disaccordo sul futuro della Palestina: FDR sosteneva uno stato ebraico e Ibn Saud protestava affinché gli ebrei dovessero avere il loro stato in Baviera. Ma la sostanza è passata in secondo piano rispetto alla buona atmosfera della seduta. Il presidente ha abiurato la sua solita sigaretta e il suo cocktail per onorare i sentimenti islamici del re. Si scambiarono regali e rimasero molto colpiti l’uno dall’altro. La presenza americana nella penisola arabica è rinsaldata da due direttrici: quella economica con la Aramco (Arabian American Company – inizialmente statunitense e poi nazionalizzata dai sauditi) e quella militare (con la base di Dhahran della US Air Force).



