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4 Dicembre 1989

Erfurt, Turingia, Germania Est (DDR). La folla saccheggia gli uffici della polizia segreta, la Stasi. Il giorno accade la stessa cosa a Dresda. Negli uffici a Dresda c’è anche Vladimir Putin, che scriverà: “Il fatto che Mosca rimanesse muta, mi ha dato la sensazione che il paese non esistesse più: che avesse iniziato una malattia terminale”. Pochi giorni dopo ricevono l’ordine di bruciare gli archivi: a Dresda usa l’apposito inceneritore che però, vista la mole di documenti, si inceppa ed esplode. Si passa allora all’uso di una fornace nella vicina caserma, ma anche quella salta in aria per il carico di calore troppo elevato. I documenti restanti sono allora seppelliti in una buca con l’intenzione di bruciarli col napalm. L’unità addetta a farlo però non arriverà mai, per cui saranno bruciati alle meglio, con la semplice benzina. Putin tornerà a Leningrado poche settimane dopo: il 3 Febbraio 1990.