Muore Edwin Hubble. Hubble era un predestinato al successo: alto un metro e novanta, di bell’aspetto, intelligente, sicuro di sé, emergeva in qualsiasi attività facesse. Campione in atletica, pallacanestro, pallanuoto, pugilato. Ma Edwin Powell Hubble è stato soprattutto un astronomo americano che ha svolto un ruolo cruciale nella fondazione dei campi dell’astronomia extragalattica e della cosmologia osservativa. Hubble dimostrò che molti oggetti precedentemente ritenuti nubi di polvere e gas e classificati come “nebulose” erano in realtà galassie al di là della Via Lattea. Utilizzò la forte relazione diretta tra la luminosità e il periodo di pulsazione di una variabile Cefeide classica (scoperta nel 1908 da Henrietta Swan Leavitt) per scalare le distanze galattiche ed extragalattiche. Hubble confermò nel 1929 che la velocità di recessione di una galassia aumenta con la sua distanza dalla Terra, un comportamento che divenne noto come legge di Hubble, sebbene fosse stato proposto due anni prima da Georges Lemaître. La legge di Hubble implica che l’universo sia in espansione. Un decennio prima, l’astronomo americano Vesto Slipher aveva fornito la prima prova che la luce di molte di queste nebulose era fortemente spostata verso il rosso, indicativa di elevate velocità di recessione. Il nome di Hubble è noto soprattutto per il telescopio spaziale Hubble, che porta il suo nome e di cui è esposto un modello nella sua città natale, Marshfield, nel Missouri.



