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Published on: Ev

27 Gennaio 1509

Michelangelo Buonarroti e’ disperato ed invia una lettera al padre. Gli e’ stata affidato il lavoro di dipingere la Cappella Sistina, ma lui e’ uno scultore. A consigliare in tal senso il papa Giulio II (Giuliano della Rovere) e’ stato Donato Bramante. Ma e’ una trappola: Bramante sa che Michelangelo e’ uno scultore e non un pittore, e sa che Raffaello di li’ a poco iniziera’ a dipingere le Stanze Vaticane, e che Raffaello e’ il pittore piu’ ammirato a Roma. Michelangelo dovra misurarsi con Raffaello, in pdovra’ gettarsi nelle fauci del leone. La Cappella Sistina sono mille metri quadrati. Michelangelo tenta di sottrarsi, e arriva anche a suggerire a Giulio II proprio il nome di Raffaello. Ma poi accetta. E al padre scrive: “Questa e’ la difficolta’ del lavoro, e ancora el non essere mia professione. E pur perdo el tempo mio sanza frutto. Idio m’aiuti”.