Università di Saskatchewan, Canada. La professoressa Ekaterina Dadachova, studia alcuni esemplari Cladosporium sphaerospermum, Cryptococcus neoformans e Wangiella dermatitidis, tre specie di funghi prelevati dal reattore numero 4 della centrale Lenin di Chernobyl, Ucraina, scoprendo la loro capacità di crescere più velocemente in ambienti ricchi di radiazioni rispetto ad altre specie di funghi. Posseggono infatti grandi quantità di melanina, il pigmento che si trova anche nella nostra pelle per proteggerla dalle radiazioni solari. La melanina è infatti nota per la sua capacità di assorbire la luce e dissipare le radiazioni ultraviolette. Questa sostanza, abbondante nei funghi, converte la radiazione nucleare in energia chimica utile alla loro crescita, forse in modo simile a ciò che avviene nelle piante, che usano la clorofilla per ottenere energia nel processo della fotosintesi. I funghi in questione (Cladosporium sphaerospermum, Cryptococcus neoformans e Wangiella dermatitidis), sono stati esposti in laboratorio a livelli di radiazione 500 volte superiore al fondo, e li si e’ osservati proliferare in modo molto piu’ vitale ed abbondante che a livelli piu’ bassi di radiazione. Esistono quindi, e prosperano a Chernobyl, funghi neri attaccati ai punti piu’ radioattivi del reattore numero 4. Questi funghi hanno incuriosito i ricercatori già nel 1991, quando hanno inviato un robot pilotato a distanza nelle inquietanti stanze della centrale nucleare abbandonata di Chernobyl. E avevano gia’ notato la presenza di vari funghi che crescevano sulle pareti del reattore e che, apparentemente, stavano distruggendo la grafite radioattiva. I funghi sembravano inoltre svilupparsi verso le fonti di radiazione, come se ne fossero attratti. La buona notizia e’ quindi: la vita sulla Terra e’ molto robusta e sa adattarsi a condizioni considerate come proibitive per il genere umano. Era gia’ risaputa l’esistenza di batteri che prosperano in vicinanza di Uranio radioattivo: Arthur W. Anderson scopre gia’ negli anni ’50 del XX sec., la specie batterica Deinococcus Radiodurans, durante sessioni per sterilizzare il cibo tramite radiazioni: si tratta di un batterio che sopravvive a intense dosi di radiazioni, anzi prospera dentro ai reattori nucleari. Anche la flora e la fauna della zona irradiata attorno a Chernobyl, dopo l’iniziale batosta da radiazioni, si sono in generale riprese, ed anzi prosperano grazie soprattutto all’assenza umana. Ma la scoperta dei funghi ricchi di melanina aggrappati al reattore altamente radioattivo solleva una possibilità intrigante: ci potrebbero essere luoghi nell’universo colonizzati da organismi ricchi di melanina, capaci di prosperare in ambienti altamente radioattivi.



