Hugh Everett, dopo un paio di sherry con Charles Misner (suo compagno di corso) e Aage Peterson (visitatore e assistente di Niels Bohr) pensa a “cose ridicole sulle implicazioni della meccanica quantistica”; in questi momenti Everett ha l’intuizione della teoria cosiddetta “Many-Worlds” e nelle settimane successive inizia a svilupparla



