Il 19 Marzo 1945, di fronte all’avanzata delle forze alleate nel cuore della Germania, Adolf Hitler emanava il Decreto Nerone. Evocando lo spettro del rogo dell’antica Roma tradizionalmente attribuito alla volontà dell’imperatore, il documento di Hitler imponeva la distruzione delle infrastrutture e degli impianti produttivi per impedire che cadessero nelle mani dei nemici che, seppur vittoriosi, avrebbero trovato, nelle parole di Hitler, di fronte a sé “solo terra bruciata”. Hitler giustificava tale decisione come una necessità di carattere militare, ma la sua intenzione era anche quella di punire il popolo tedesco, responsabile ai suoi occhi di non aver saputo vincere la guerra: non doveva esservi futuro per i Tedeschi dopo la fine della nazionalsocialismo. Il ministro degli armamenti Albert Speer, il cui memorandum critico nei confronti di tale decisione era stato ignorato da Hitler, pur consapevole delle possibili conseguenze personali si rifiutò comunque di ubbidire alle direttive del Fuhrer, ed operò con la Wehrmacht per bloccare i piani di distruzione sistematica di quel che rimaneva dello stato tedesco.



