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18 Marzo 1848

Milano, primo pomeriggio. Radetzky fa mobilitare le truppe con 7 colpi di cannone. All’arrivo dei soldati, basta un niente per provocare l’incidente: dal fucile di un granatiere ungherese parte un colpo, che ferisce un manifestante. Nel tumulto, un giovane seminarista in abito talare, Giovan Battista Zaffaroni, si lancia contro lo sparatore e gli pianta un pugnale in pieno petto. Ha ricevuto l’arma dalla contessina Giulia Suardi, una prosperosa e avvenente fanciulla, che gli ha detto anche che uso fare del pugnale: “va’ e ferisci l’aggressore, che oltraggia la bella Italia Nostra”. Poi un colpo di pistola abbatte un altro militare. Viene forzato il portone del palazzo del Governatore, in Monforte, e saccheggiata la struttura.