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Published on: FQ

18 Maggio 1933

Nazino, Siberia. Le chiatte scaricano i 6114 deportati sull’isola di Nazino: in totale 322 donne, 4556 uomini e 27 cadaveri. Il 27 maggio, altri 1200 deportati si unirono al primo gruppo. Per “affare Nazino” si intende un esperimento sociale di sopravvivenza effettuato dalle autorità sovietiche nel 1933 presso l’isola di Nazino, a circa 800 km a nord di Tomsk, nel distretto Alexandrovsky dell’Oblast’ di Tomsk in cui quattromila persone perirono nell’estate del 1933 per la fame o per il cannibalismo dei conviventi. I soggetti (definiti “elementi declassati e socialmente nocivi”) vennero deportati in lande desolate della Siberia, come Nazino, allo scopo di verificarne l’attendibilità nei rapporti sociali, e al contempo realizzare colonie di popolamento. Negli anni seguenti, Nazino divenne nota nell’URSS come l’isola dei cannibali o Ostrov ljudoedov, a causa degli episodi di cannibalismo avvenuti tra i deportati nell’isola, in assenza di cibo, viveri e mezzi di sussistenza, lasciati soli dalle autorità dal giorno stesso dello sbarco. La vicenda e le fasi dell’intera operazione vennero rese note all’opinione pubblica internazionale dopo la dissoluzione del regime sovietico e l’apertura degli archivi governativi degli anni ’90. Nicolas Werth usò i documenti per scrivere L’isola dei cannibali, un libro-inchiesta incentrato sia sull’affare Nazino che su altri simili esperimenti attuati dal governo sovietico nel corso degli anni di governo.