Washington DC, Stati Uniti. Dopo aver ricevuto la lettera introduttiva del professore di Fisica George Pergram, l’ammiraglio Stanford Hooper della US Navy riceve Enrico Fermi che gli comunica la possibilità di usare un nuovo esplosivo (l’Uranio) con potenza un milione di volte maggiore rispetto a quello convenzionale. L’incontro non inizia nel migliore dei modi: un dipendente svogliato annuncia al gruppo di presenti “C’è uno spaghetti qui fuori”. Fermi parla per più di un’ora. Descrive il vantaggio dei neutroni lenti, il concetto di massa critica, e dice di non sapere quanto sia grande, aggiungendo, con una punta di scetticismo e per non creare aspettative, che “forse sarà delle dimensioni di una piccola stella”. La presentazione entusiasma Ross Grunn, direttore della ricerca per la US Navy, che vede subito una fonte di energia per i sottomarini. La priorità andò invece alla bomba e solo dopo la fine della guerra partirà un programma per i sottomarini nucleari. Per quanto riguarda la bomba, l’attività non è frenetica, per usare un eufemismo: vengono stanziati 1500$ per proseguire la ricerca sulla fissione. Fermi non progetterà la bomba vera e propria, che ha visto invece il contributo essenziale di altri scienziati quali Oppenheimer, Kistiakowsky, von Neumann, Alvarez, Segrè, Serber, Bainbridge, Feynman, Neddermeyer, Szilard. Ma Fermi era la persona più esperta del pianeta per quanto riguarda la fisica dei neutroni. Fermi, accettando di lavorare alla reazione a catena innescata dai neutroni lenti, assieme a Szilard, ha fatto la storia: ha reso possibile la bomba e portato l’umanità nell’era atomica. Il Progetto Manhattan non è stato solo l’inizio della scienza segreta, ma anche della Big Science, finanziata dai governi su scala sempre più vasta.



