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Published on: AS

17 Dicembre 1973

Roma: Un gruppo di terroristi, quelli di “Settembre nero” tirano fuori i mitra e prendono i poliziotti come ostaggi. Li portano giù attraverso l’uscita. In pista sono parcheggiati un 737 della Lufthansa, un jet dell’Air France e poi uno della Pan American che stava approntandosi per il decollo. Ma ha ancora agganciate due scalette all’ingresso anteriore e posteriore. Loro salgono da dietro, entrano e gettano due bombe al fosforo. In tutto 34 morti. Una carneficina. Poi scendono, corrono verso l’aereo Lufthansa. Vogliono impossessarsene per decollare e andarsene. Ma anche qui c’è la scaletta. Che deve essere sganciata per potere alzarsi in volo. Ancora con le armi in pugno, obbligano il comandante, degli addetti aeroportuali e un finanziere ad aiutarli nella manovra. Sparano. Il terrorista spinge avanti, minacciandoli con un’arma, il pilota, l’operaio e l’agente. Che si chiama Antonio Zara, è molisano, e ha tutto il coraggio dei suoi vent’anni compiuti da pochi giorni: cerca di reagire, estrae una pistola, ma gli spara prima l’altro. Alle spalle. Il basco verde crolla sul cemento. Muove le gambe innaturalmente: sono gli ultimi istanti di vita. L’aereo poi decolla. Raggiunge Kuwait City, i terroristi verranno arrestati tempo dopo.