Proclamazione della repubblica ungherese. Il comunista Béla Kun rientra infatti dalla nascente Unione Sovietica, con parecchi finanziamenti e nel novembre 1918, Kun torna in Ungheria con il sostegno sovietico e fonda il Partito dei Comunisti in Ungheria. Adottando la tattica di Lenin, si mette subito contro il governo di Mihály Károlyi e ottiene una grande popolarità nonostante fosse stato imprigionato. Dopo il suo rilascio nel marzo 1919, Kun guidera’ un colpo di stato di successo, formera’ un governo di coalizione comunista-socialdemocratico e proclamera’ la Repubblica sovietica ungherese. Sebbene il leader de jure della repubblica fosse il presidente Sándor Garbai, il potere de facto era nelle mani del ministro degli esteri Kun, che mantenne un contatto diretto con Lenin via radiotelegrafo e ricevette ordini diretti e consigli dal Cremlino. Il nuovo regime crollera’ quattro mesi dopo di fronte all’avanzata rumena e alla grande insoddisfazione della popolazione ungherese (fra quelli che fuggono in altri paesi vi e’ anche il giovane Janos Lajos Neuman, aka Johnny von Neumann, che sara’ uno dei padri del computer, dell’informatica e della bomba atomica). Kun fuggira’ in Unione Sovietica, dove lavorera’ come funzionario nella burocrazia dell’Internazionale Comunista come capo del Comitato Rivoluzionario di Crimea dal 1920. Organizzera’ e partecipera’ attivamente al Terrore Rosso in Crimea (1920-1921), in seguito al quale partecipera’ all’Azione di marzo del 1921, una fallita rivolta comunista in Germania. Durante la Grande Purga della fine degli anni ’30, Kun verra’ accusato di trotzkismo, arrestato, interrogato, processato e giustiziato in rapida successione.



