Skip links
Published on: AS

16 Marzo 1978

L’agguato di via Fani (o strage di via Fani) fu un sanguinoso attacco terroristico compiuto da militanti delle Brigate Rosse il mattino del 16 marzo 1978 in via Mario Fani a Roma, per uccidere i componenti della scorta di Aldo Moro e sequestrare l’importante esponente politico della Democrazia Cristiana. Questo tragico fatto di sangue degli anni di piombo, portato a termine con successo dai brigatisti rossi, fu il primo atto del rapimento dell’esponente politico che si concluse dopo 55 giorni con il ritrovamento del cadavere di Moro nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Michelangelo Caetani, ucciso dalle Brigate Rosse. Dopo alcuni decenni: Barbara Balzerani, unica donna presente il giorno dell’attentato, torna in libertà dopo una condanna all’ergastolo (secondo i dettami della legge Gozzini); il suo compagno di allora, Mario Moretti, condannato a 6 ergastoli, dal 1997 è in regime di semilibertà e lavora in una cooperativa che si occupa di detenuti; Valerio Morucci, scarcerato nel 1994 malgrado l’ergastolo, vive a Roma e fa il consulente informatico; Adriana Faranda, ex compagna di Morucci, dopo essersi dissociata dalle BR ha ottenuto uno sconto della pena ed è libera dal 1994; la semilibertà è stata concessa anche a Raffaele Fiore e Franco Bonisoli; Prospero Gallinari, tra gli autori della strage, è morto nel 2013; non è mai stato in carcere Alessio Casimirri, nonostante una condanna all’ergastolo; l’uomo, scappato in Sudamerica, gestisce un ristorante in Nicaragua, ha sposato una donna del posto, acquisendo la cittadinanza, ostacolo insormontabile per l’estradizione che l’Italia richiede da anni.