Il primo sciopero nazionale nella storia degli Stati Uniti ha avuto un’origine piuttosto umile. Il 16 luglio 1877, quaranta lavoratori delle ferrovie risposero alla notizia di un taglio dei salari interrompendo il lavoro e fermando il traffico ferroviario a Martinsburg, nel West Virginia. Quel singolo evento generò un effetto domino, diffondendo la rivolta come un fuoco in tutta la classe operaia statunitense. Entro la fine del mese, un milione di lavoratori aveva smesso di lavorare nelle città industriali di quattordici stati, da New York City a San Francisco. Il 20 Luglio una folla si raccolse davanti all’armeria del Sesto Reggimento a Baltimora e iniziò a lanciare sassi sulla milizia. Le truppe risposero sparando sulla gente coi moschetti e attaccando con le baionette. Almeno dieci persone furono uccise, tra cui «un ragazzo dei giornali a piedi nudi e in maniche di camicia, uno studente sedicenne di fotografia, e un panettiere diciannovenne», secondo il Baltimore Sun. Giorni dopo, la milizia dello stato aprì il fuoco su un raduno di scioperanti e sulle loro famiglie, uccidendone venti. Già il primo agosto 1877 la Grande sommossa era stata praticamente sedata, e quasi tutti i treni avevano ricominciato a viaggiare. Gli eventi del 1877 diedero grande impulso e attività al movimento operaio in tutti gli Stati uniti, e, in realtà, in tutto il mondo.



