Roma. La statua del Laocoonte e’ trovata scavando in una vigna sul colle Oppio di proprietà di Felice de Fredis, nelle vicinanze della Domus Aurea di Nerone. Allo scavo, di grandezza stupefacente secondo le cronache dell’epoca, assistettero di persona, tra gli altri, lo scultore Michelangelo e l’architetto Giuliano da Sangallo. Questi era stato inviato dal papa a valutare il ritrovamento. E’ proprio Giuliano da Sangallo ad identificare i frammenti ancora parzialmente sepolti con la scultura citata da Plinio. Il gruppo scultoreo del Laocoonte e i suoi figli, è una scultura in marmo (h 242 cm) degli scultori Agesandro, Atanodoro e Polidoro, databile al I secolo d.C. e conservato nel Museo Pio-Clementino dei Musei Vaticani, nella Città del Vaticano. Raffigura il famoso episodio narrato nell’Eneide che vede il sacerdote troiano Laocoonte ed i suoi figli assaliti da serpenti marini. La statua è una copia romana di un originale greco in marmo. La statua verra’ posta lo stesso anno nei Musei Vaticani per volonta’ di Papa Giulio II, e vengono con questa inaugurati. Verranno pero’ aperti al pubblico solo nel 1771.



