Una strage nazista: Sant’Anna di Stazzema. Verso le 7 del mattino quattro squadre di SS, circa 200 uomini, circondano con una manovra a tenaglia il paese di Sant’Anna di Stazzema, in provincia di Lucca. Gli uomini in età da leva, ai primi avvisi dell’arrivo dei tedeschi, scappano verso i boschi temendo un rastrellamento. Le SS invece si danno al massacro indiscriminato che colpisce così soprattutto vecchi, donne e bambini: le cifre ufficiali parlano di 560 vittime, ma, secondo le ricostruzioni più recenti, il loro numero è forse più vicino alle 400. Ai corpi viene dato fuoco per rendere difficile il riconoscimento e per essere sicuri della morte. Negli studi più attendibili la strage viene catalogata come “eccidio per il controllo del territorio”. Il responsabile principale è stato indicato nel maggiore delle SS Walter Reder, processato nel 1951 a Bologna, condannato all’ergastolo, ma poi graziato e liberato il 24 gennaio 1985, nonostante il parere contrario espresso a più riprese dai familiari delle vittime. Gli studi più recenti hanno invece dimostrato che sul luogo erano presenti la V e la VII compagnia SS (forse addirittura l’intero II Battaglione della XVI divisione SS). È stata inoltre dimostrata la presenza attiva degli italiani durante le fasi iniziali del rastrellamento.



