Destituzione di Idi Amin. Il dittatore dell’Uganda Idi Amin fugge dalla capitale Kampala di fronte all’avanzata delle truppe tanzaniane e del fronte nazionale di liberazione dell’Uganda. Due giorni dopo Kampala cade e il potere viene affidato a un governo di coalizione composto da ex esiliati. Amin, capo dell’esercito e dell’aviazione ugandese dal 1966, aveva preso il controllo della nazione nel 1971. Dispotico ed acceso nazionalista, Amin attuò un programma di genocidio delle etnie Lango e Acholi. Nel 1972 espulse dal paese tutti gli asiatici privi di nazionalità ugandese, forzando alla partenza circa 60000 tra indiani e pachistani. Ma gli asiatici costituivano gran parte della forza lavoro ugandese, e alla loro partenza l’economia crollò. Nell’ottobre 1978 Amin attaccò, senza successo, la Tanzania tentando di distogliere l’attenzione dai problemi interni. Nel 1979 la Tanzania e le forze ugandesi a lui contrarie invasero il paese, rovesciando il regime e mettendo fine ad otto anni di dittatura. Amin fuggì in Libia per poi stabilirsi in Arabia Saudita. È stato giudicato responsabile della morte di 300.000 ugandesi.



