Nascita dell’Ordine dei Frati Certosini. Il monachesimo seppe riformarsi, nel 1084, su iniziativa del tedesco di Colonia S. Bruno (Brunone), filosofo e teologo, che, insofferente verso i corrotti costumi del tempo e divenuto tenace difensore dell’integrità morale dei pastori della Chiesa, guidò un gruppo di sei compagni (quattro chierici e due laici) in cerca di solitudine. Si recò dal vescovo di Grenoble, Ugo (Ugone) (1053-1132) che gli concesse una località nella parte più impervia delle Alpi del Delfinato, sul Massif de la Chartreuse, dove (1084) fondò un piccolo monastero, Grande Certosa. Da cui il nome certosini dell’ordine monastico che fondò sottolineando l’importanza della solitudine necessaria per l’attesa di Dio. A tal fine destinò una parte consistente del tempo alla vita solitaria e contemplativa, caratteristica che si è conservata nei secoli e che fa dei certosini l’unico ordine che si è mantenuto fedele all’iniziale ideale (una comunità mai riformata perché mai deformata). S. Bruno nelle sue lettere descrisse i caratteri fondamentali delle regole di vita cui si uniformò: solitudine vigilante, comunione con i fratelli eremiti e comportamenti atti a conseguire la purezza che permette l’unione con Dio nella solitudine. La vita certosina implica una dimensione fraterna che si esplica nella celebrazione della Liturgia (“..quando ci raduniamo per l’Eucarestia, l’unità della famiglia trova il suo perfetto compiacimento nel Cristo presente ed orante..”) stabilendo una completa comunione fra i fratelli in favore dei quali ogni certosino è capace di personali rinunce. La loro vita non è circoscritta all’interno di una cella perché i padri si riuniscono tre volte al giorno per la celebrazione comunitaria delle lodi del mattino, della messa e dei vespri pomeridiani.



