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Published on: VG

26 Settembre1983

Il tenente colonnello “Stanislaw Petrof”, 44 anni della sezione spionaggio militare dei servizi segreti dell’Unione Sovietica giunge al proprio posto di comando al Centro di allerta precoce, da dove coordina la difesa aerospaziale russa. Tuttavia, quella sarebbe dovuta essere la sua notte libera. E’ stato richiamato all’ultimo minuto perché il collega che deve essere in servizio si era ammalato… Poco dopo la mezzanotte, esattamente alle 12.14 scattano tutti i sistemi di allarme; suonano le sirene, e sugli schermi dei computer compare: “attacco di missile nucleare imminente“. Un missile e’ stato lanciato da una delle basi degli Stati Uniti. Pochi istanti dopo, il sistema indica un altro attacco. E poi ancora. In meno di 5 minuti, 5 missili nucleari erano stati lanciati da basi americane contro l’URSS. Il tempo di volo di un missile balistico intercontinentale dagli Stati Uniti e’ di 20 minuti. I 120 tra ufficiali e ingegneri militari, gli occhi fissi su di lui, aspettano la sua decisione. Il futuro del mondo dipende dalla sua decisione, mentre lotta con sé stesso se premere o meno il “bottone rosso”. Riflette: gli americani non sono ancora in possesso di un sistema di difesa missilistico e sanno che un attacco nucleare all’URSS equivale all’annientamento immediato del proprio popolo. E benché diffidi di loro, sa che non sono suicidi. Si dice: “Un tale imbecille non è ancora nato nemmeno negli Stati Uniti.” Sapendo che se si sbaglia, un’esplosione 250 volte maggiore rispetto a quella di Hiroshima si scatenerebbe su di loro su di loro entro pochi minuti senza che essi possano far più nulla, riesce a mantenere il sangue freddo, e ad avere il coraggio di ascoltare il proprio istinto e di conformarsi alla conclusione logica suggerita dal buonsenso. E decide di segnalare un malfunzionamento del sistema. La Russia non puo’ permettere che gli Stati Uniti e il popolo russo venissero a conoscenza di quanto era successo. Così, e’ ammonito per non aver essersi conformato al protocollo e trasferito ad una posizione di gerarchia minore. Poco dopo e’ mandato in pensionamento anticipato. Vive il resto della sua vita in un modestissimo bilocale alla periferia di Mosca, sopravvivendo con una misera pensione di 200 dollari al mese, in assoluta solitudine e anonimato. Fino a quando, nel 1998, il suo comandante in capo, Yury Votintsev, presente quella sera, rivela l’accaduto, il cosiddetto “incidente dell’equinozio d’autunno” abbinato da una rara congiunzione astronomica, in un libro di memorie che accidentalmente arriva fino a Douglas Mattern, Presidente dell’organizzazione internazionale per la pace, “Associazione di cittadini del mondo”. Il 19 Gennaio 2006 è ricevuto all’ONU. Ha detto che quello è stato il suo “giorno più felice da molti anni”.