La Mecca. Arabia Saudita. 50 mila persone sono raccolte in preghiera attorno al sacro Kaab, quindi una persona spinge via l’imam, e prende il microfono per fare un annuncio. Altri aprono contenitori di offerte, ed estraggono numerose armi da fuoco. E’ l’inizio di un tentativo di sovvertire l’ordine religioso e culturale saudita, e tornare ad una lettura piu’ letterale del Corano, con meno “inquinamenti” occidentali (si fa riferimento ai dispositivi elettrici di uso quotidiano, alle donne in pubblico e mischiate agli uomini, ai cinema). I golpisti sono circa 200, capitanati dall’imam Juhayman al-Utaybi, che da’ anche ordini ai suoi cecchini fuori dai cancelli di prendere posizione nei punti elevati. Le autorita’ saudite all’inizio sottovalutano il problema, ed impiegano ben 6 giorni a riprendere il controllo delle parti principali della struttura, ma decine di altri ribelli si sono nascosti nel dedalo di stanze e corridoi nei piani interrati. I sauditi chiedono aiuto internazionale, su canali diplomatici confidenziali. Rispondono i francesi, che mandano alcuni agenti speciali a gestire la situazione. Vengono fatti lunghi fori verticali nel terreno ogni 50m attorno all’edificio, e pompato gas nel seminterrato, che viene disperso con delle granate. Continueranno la resistenza, in condizioni disperate per alcuni giorni. Una volta catturati, sono processati e 68 di loro giustiziati un mese dopo. Il primo ad essere ucciso e’ Juhayman al-Utaybi. I caduti sono 127 fra le forze dell’ordine e 117 fra i rivoltosi durante gli scontri, a cui aggiungere i 68 giustiziati un mese dopo.



