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Published on: S

1955

Barbaricina, Toscana. Adriano Olivetti porta in azienda Mario Tchou, e gli affida l’incarico di formare un gruppo di lavoro che, in collaborazione con l’Università di Pisa, ha l’obiettivo di progettare e costruire un calcolatore elettronico tutto italiano, su suggerimento di Enrico Fermi, utilizzando i 150 milioni di Lire già stanziati (per un sincrotrone realizzato invece successivamente a Frascati) per la Calcolatrice Elettronica Pisana a valvole. Mario Tchou realizzera’ il più grande Olivetti Elea, il massimo supercomputer dell’epoca, costruito in 40 esemplari. Mario Tchou (Roma, 1924 – Santhià, 9 novembre 1961) è un ingegnere italiano esperto di elettronica. Nato a Roma nel 1924, figlio di Evelyn Waung e del diplomatico Tchou Yin, il quale lavorava presso il Consolato della Cina imperiale presso il Vaticano, intraprende gli studi in Italia, laureandosi poi negli Stati Uniti al Brooklyn Polytechnic. All’età di 28 anni e’ chiamato a insegnare alla Columbia University di New York. Mario Tchou morira’ in un incidente d’auto il 9 novembre 1961, a soli 37 anni, mentre si reca a Ivrea per discutere del progetto di una nuova architettura hardware a transistor. L’improvvisa morte di Tchou, successiva di un anno a quello della morte prematura di Adriano Olivetti, decretera’ la fine del progetto Elea. Si chiude cosi’ un’importante stagione per l’elettronica italiana. Gli altri membri del gruppo dei ragazzi di Barbaricina sono: Ettore Sottsass, Giorgio Sacerdoti, Remo Galletti, Franco Filippazzi, Giuseppe Calogero, Pier Giorgio Perotto, Ottavio Guarracino, Lucio Borriello, Luciano Nicelli, Martin Friedman.