Campo di detenzione per tedeschi di Lamsdorf a Lambinowice, Polonia. Fra il 1945 e il 1946 sono 6488 i prigionieri morti secondo le stime di Heinz Esser, mentre altre ricerche polacche stimano in 1500 i morti, di cui di 1462 si sanno anche i nomi. Poi nell’ottobre 1945, in una delle baracche scoppia un tremendo incendio. Sono 581 i morti fra i prigionieri tedeschi. Il governo comunista polacco, messo di fronte a queste storie nel 1965, neghera’ in modo deciso. Si terranno processi nel 1956, nel 1989 e nel 2000. Il comandante del campo Czeslaw Geborsky, verra’ mandato a giudizio nel 2001, ma il processo verra’ annullato nel 2005 causa cattiva saluto dell’imputato. Morira’ l’anno dopo. Se e’ vero che nei campi di lavoro polacchi si verificarono casi ripugnanti di sadismo estremo verso i tedeschi, non c’e’ nessuna prova che questi facessero parte di una politica ufficiale di sterminio. Mettere alla pari le atrocita’ di Lamsdorf o Zgoda con l’Olocausto e’ una assurdita’, sia in termini di qualita’ che di scala. La giustizia nell’immediato dopoguerra e’ stata un affare molto soggettivo, raramente gestito ina cornice che oggi definiremmo legale.



