Mezzo chilo di materiale radioattivo (Radium) e’ oggetto di disputa fra partigiani ed esercito tedesco negli ultimi mesi di guerra in Italia: e’ trasportato a bordo di una bicicletta e seppellito per lunghi mesi sotto il pavimento di una cantina. All’epoca il radio, o radium, e’ di primaria importanza per le cure antitumorali, e ricercata dagli scienziati del Terzo Reich, probabilmente per la fabbricazione di nuove armi. I quantitativi custoditi negli istituti di cura dell’Italia centrale sono già stati requisiti e spediti in Germania proprio per questo motivo. E alla stessa sorte sembra destinata anche la dotazione dell’Istituto del radio “Luigi Galvani” dell’Ospedale Sant’Orsola, una delle più significative di tutt’Italia. Nella cassaforte, ben schermato da enormi strati di piombo, si trova un grammo abbondante di radio, pari a un valore stimato di oltre 100 milioni di lire dell’epoca. Venuto a conoscenza dei piani tedeschi, l’esecutivo del Partito d’Azione decide quindi di agire d’anticipo. Con l’approvazione del Comitato di Liberazione Nazionale dell’Emilia-Romagna, i partigiani (su tutti Mario Bastia e il medico chirurgo Filippo D’Ajutolo) prendono contatto con i medici del Sant’Orsola per organizzare il piano. Non è una trattativa semplice, anzi. Anzitutto perché bisogna pensare a come mettere al riparo i responsabili dell’Istituto (in particolare il direttore Giovanni Giuseppe Palmieri e i suoi famigliari) dalla prevedibile rappresaglia nazista: vengono prese in considerazione varie opzioni, dall’esilio in montagna allo sconfinamento in Svizzera, passando per l’attraversamento delle linee nemiche via mare attraverso un mezzo subacqueo. E poi perché il tutto si svolge nel clima di tensione e sospetto che in questi mesi contraddistingue la quotidianità bolognese: proprio sul più bello, ad esempio, il piano rischia seriamente di naufragare per i dubbi covati da Palmieri e dai suoi collaboratori circa l’effettiva appartenenza di Bastia al movimento partigiano, poi confermata all’ultimo momento grazie al fortuito incontro di un’amicizia comune. Prudenze ed esitazioni, però, costano tempo prezioso. Nella prima metà di luglio, i tedeschi bussano effettivamente alla porta del Sant’Orsola. Dopo ulteriori pressioni da parte dei partigiani: verso fine mese il direttore (il cui figlio, lo studente di medicina Gianni Palmieri, morirà pochi mesi dopo come sanitario tra le fila dei partigiani meritando la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria) si reca a Villa Torri con il prezioso materiale sotto braccio. Una volta consegnato il tutto a Bastia, Palmieri viene portato al sicuro nella Firenze da poco liberata. La preziosa scatoletta (oggi conservata all’Istituto Parri) finisce invece nell’abitazione di D’Ajutolo, in via San Vitale, nel cui scantinato viene infine seppellito il radio a distanza di pochi giorni. Un nascondiglio efficace, a tal punto da restare celato perfino durante le approfondite perquisizioni nei mesi successivi. Tra settembre e ottobre in diversi partigiani vengono arrestati o uccisi per mano dei nazifascisti: lo stesso Bastia perde la vita in quella che passa alla storia come la “battaglia dell’Università”. L’8 maggio 1945 il prezioso materiale torna al Sant’Orsola “ben scortato da numerosi agenti di polizia”. La metà requisita verrà invece recuperata in Germania dall’esercito americano e riconsegnata pochi anni più tardi alla città.



