Vorkuta, Unione Sovietica (Siberia, poco a Ovest della gigantesca foce dell’Ob). I trockisti detenuti nel gulag, sono radunati per una marcia nella neve. Improvvisamente, da un punto invisibile dell’abbagliante coltre bianca, si apre un fitto fuoco di mitraglia sulla nera colonna umana che avanza. La morte giunge ammantata di sole e neve. Chi sopravvive e’ finito con le Colt. Sono uccisi cosi’ 1053 trocksisti. Pochi giorni dopo altri 760 persone sono uccise nello stesso luogo, con le stesse modalita’. Sono le fucilazioni Kasketin, dal nome del comandante che le ordino’. Altri 200 sono uccisi alla stazione del mattonificio, fatti entrare nudi, e uccisi con un colpo di pistola alle spalle. I cadaveri sono bruciati nella tundra. Poche settimane prima altri 250 trockisti sono fucilati sulla ferrovia a Rudnik. Fra di loro anche Frank Dickler, ebreo di Brasilia, che si era lasciato affascinare a New York dalla propaganda sovietica e si era imbarcato. Dickler riconosce, in marcia con lui, Andrejcin, comunista americano originario della Yugoslavia, che aveva fatto conferenze al Madison Square Garden. Andreicin vede Dicker e gli urla: “Frank! Just listen, don’t say a word! This is the end. We’re going to be murdered in cold blood! Frank! Listen! If you ever get out, tell the world who they are: a bunch of cutthroats! assassins! bandits!”Altre persone sentite le urla, si mettono a piangere: sono in molti evidentemente a capire l’inglese. Arrivati in una gola, sono mitragliati da militari appostati. Dickler riesce miracolosamente a scamparla, fugge e torna addirittura a Brasilia e quarant’anni dopo riferisce il racconto a Solzenicyn.



