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25 Marzo 1938

Ettore Majorana parte da Napoli con un piroscafo della società Tirrenia alla volta di Palermo, ove si ferma un paio di giorni: il viaggio gli era stato consigliato dai suoi più stretti amici, i quali lo avevano invitato a prendersi un periodo di riposo. Il giorno stesso, prima di partire, aveva scritto a Carrelli la seguente missiva: “Caro Carrelli, Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi… Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto…; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo.” Ai famigliari aveva invece scritto: “Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi.“ Ettore non comparira’ mai più. Iniziano le ricerche. Del caso si interessa, dietro pressioni di Fermi, lo stesso Mussolini; verra’ anche proposta una ricompensa (30.000 lire) per chi ne desse notizie, ma non si sapra’ mai più nulla di lui, almeno non in modo inequivocabile. Le indagini verranno condotte per circa tre mesi e si estenderanno ad un convento di Gesuiti che si trovava vicino a dove lui abitava, dove pare si fosse rivolto per chiedere una qualche sorta di aiuto, forse come reminiscenza del suo periodo scolastico presso i Gesuiti di Roma. La famiglia segue anche una pista che sembra portare al Convento di S.Pasquale di Portici, ma alle domande rivoltegli il padre guardiano rispose con un enigmatico: “Perché volete sapere dov’è? L’importante è che egli sia felice”. Va infatti notato che nelle sue lettere egli non parla mai di suicidio, ma solo di scomparsa, ed era persona attenta alle parole. Inoltre aveva prelevato una considerevole somma di denaro (alcuni stipendi arretrati), l’equivalente di circa 10 mila dollari attuali, oltre al suo passaporto. Anche questo fatto, unito alla razionalità della mente di Majorana, rende poco probabile l’ipotesi del suicidio. Amaldi nel suo Ricordo scrisse che egli aveva saputo trovare in modo mirabile una risposta ad alcuni quesiti della natura, ma che aveva cercato invano una giustificazione alla vita, alla sua vita, che era per lui di gran lunga più ricca di promesse di quanto non lo sia per la stragrande maggioranza degli uomini. Il giorno stesso della scomparsa aveva anche incontrato la bella studentessa di Fisica Gilda Senatore, all’Universita’ di Napoli per seguire le lezioni. Finita l’ora lei rimane in aula come spesso fa per studiare. D’improvviso il professor Ettore Majorana la chiama: “Signorina, signorina Senatore!”. Lei si gira e vede il noto taciturno professore sul ciglio della porta. Un po’ sorpresa, non si muove, e lui fa per andarsene. Qualcosa fa alzare Gilda che lo rincorre: “Cosa c’e’ professore?”. Ettore si ferma e la guarda intensamente. Gilda non sa spiegare perche’ ma era evidente che qualcosa non andava. “Ecco, signorina, terrebbe per favore queste carte per me? Poi ne parleremo”. Questa e’ l’ultima persona che Ettore Majorana ha voluto vedere. Prima di scomparire.